Oggetti e rimedi curiosi dell’Antica Arte Sanitaria: La collana di rizomi di Iris
“Con la collana di Iris, ogni donna diventa una musa che incanta il mondo, portando con sé la grazia eterea di questo fiore”.
La bellezza dell’Iris è stata fonte d’ispirazione per l’arte.
I suoi colori, i profumi, le atmosfere hanno ispirato opere conosciute in tutto il mondo di pittori internazionali ed artisti toscani.
Dal greco Iris, che significa “arcobaleno”, questa affascinante pianta è da sempre associata ad una figura mitologica, conosciuta come la Dea dell’arcobaleno, che fungeva da messaggera tra gli Dei dell’Olimpo e gli esseri umani, viaggiando attraverso il cielo e aprendo un ponte tra il mondo terreno e quello divino, attraverso appunto un arcobaleno.
Quante funzioni aveva nell’antichità l’Iris?
Oltre a musa ispiratrice, le civiltà antiche riponevano nei suoi fiori diverse proprietà.
Da un punto di vista medico veniva impiegata a scopi terapeutici, in quanto si credeva avesse proprietà curative e protettive, oltre ad essere spesso utilizzata nei rituali religiosi e nelle pratiche funerarie.
In epoca medievale, l’Iris acquisì una nuova interpretazione simbolica nel contesto cristiano. Fu spesso associata alla Vergine Maria e all’annunciazione, quindi l’aspetto simbolico della pianta, come messaggera divina, fu trasformato per rappresentare l’annuncio dell’incarnazione divina.
L’Iris tra cosmesi e ornamento
Oltre agli usi simbolici e rituali, questa pianta era anche apprezzata per la sua bellezza ornamentale. Le varietà di Iris, con i loro fiori dai colori vivaci e le forme eleganti, venivano coltivate nei giardini come piante ornamentali.
Ma la testimonianza più antica che ci riporta la storia riguarda l’ornamento inteso come orpello. Si narra infatti che nel secolo dell’Impero Romano le donne più boriose indossassero una collana di Iris, per differenziarsi dalla plebaglia. La collana era composta dai rizomi, simili alle radici della pianta, che venivano raccolti, lavati in recipienti per eliminare i residui di terra e in seguito lavorati, tagliati a fette e lasciati asciugare al sole. Una volta terminato il processo si procedeva alla realizzazione della collana ornamentale. Dai rizomi essiccati fuoriusciva un profumo soave, simile a quello della violetta, che caratterizzava il passaggio delle donne più “altolocate”, inoltre si racconta che la polvere ottenuta costituiva la migliore cipria dell’epoca.
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