Oggetti e rimedi curiosi dell’Antica Arte Sanitaria:
La Porta Magica

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29 Novembre 2021

“Quella che oggi è una delle piazze più vivaci di Roma, era secoli fa una zona periferica e suburbana, dimora di uomini facoltosi con l’ardente desiderio di evadere dal caos della vita cittadina”.

In Piazza Vittorio Emanuele sorgeva la Villa del Marchese Massimiliano Palombara, uomo colto e dedito all’esoterismo, che visse a Roma nella seconda metà del Seicento. La sua tenuta era un polo di attrazione per alchimisti e cultori delle scienze esoteriche, come la Regina Cristina di Svezia, amica del Marchese, la quale dopo la sua conversione al Cattolicesimo, si trasferì a Roma e fondò la famosa Accademia Reale, embrione dell’Accademia dell’Arcadia, che si pose in netta contrapposizione al gusto del Barocco. I fatti storici della Villa si intrecciano alla leggenda legata all’unica porta superstite tra le cinque originariamente collocate sul muro di cinta, denominata la Porta Magica, anche conosciuta come Porta Alchemica.

 

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Si racconta che un pellegrino, riconducibile secondo alcune fonti alla figura del medico e alchimista Giuseppe Francesco Borri condannato dal Tribunale dell’Inquisizione per i suoi studi di natura eretica e sovversiva, si fosse introdotto nel giardino della Villa del Marchese con l’intenzione di raccogliere una particolare erba capace di trasmutare in oro grazie ad alcuni processi alchemici. Il Marchese, affascinato dalle teorie del pellegrino, lo invitò a restare per la notte e mise a disposizione il laboratorio della tenuta affinché egli potesse compiere i suoi esperimenti. A patto che venisse lasciato da solo durante il processo, il misterioso pellegrino promise al Marchese che gli avrebbe rivelato tutti i suoi segreti.
Il mattino seguente, però, al Marchese non restò altro che un fascicolo di carte pieno di simboli indecifrabili e delle pagliuzze di oro puro riversate sul pavimento, a riprova del successo del procedimento alchemico. Del pellegrino, nessuna traccia. Secondo la leggenda, scomparve misteriosamente dopo aver oltrepassato la Porta Magica. Proprio quei simboli, unica testimonianza dell’esperimento, furono incisi sugli stipiti e sul frontone della porta, nella speranza che qualcuno potesse in seguito decifrare la formula. Il Marchese tentò personalmente di decodificare il messaggio esoterico dei simboli, senza successo. Il suo tentativo di farli riprodurre sul marmo delle cinque porte del muro perimetrale e su alcune pareti delle stanze interne della Villa Palombara attirò l’attenzione della cerchia di cultori dell’esoterismo dell’epoca. Alcune delle rappresentazioni simboliche sono rintracciabili tra le illustrazioni dei libri di alchimia e filosofia esoterica risalenti alla seconda metà del Seicento e che probabilmente erano in possesso del Marchese.

La Porta Alchemica venne distrutta con la demolizione integrale di Villa Palombara nel 1873 per fare spazio al progetto di costruzione di Piazza Vittorio, ma venne ricostruita fedelmente nel 1888 e riposizionata all’interno dei giardini della Piazza, murata e affiancata da due guardiani. Presumibilmente, si tratta di raffigurazioni del dio egizio Bes, che hanno una funzione principalmente magica e apotropaica, che giustifica la loro smorfia minacciosa. Resta un mistero il motivo per cui la Porta Magica sia stata ricostruita, ricollocata a soli 100 metri rispetto alla sua prima allocazione e conservata per oltre quattrocento anni dalla sua realizzazione originale.

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Ma cosa rappresentano i simboli incisi sulla Porta Magica?

Sul frontone, due triangoli si intersecano a ricostruire la stella di Davide all’interno di un cerchio che contiene alcune iscrizioni latine. Sulla stella a sei punte, appare una croce, simbolo dell’ordine cabalistico-cristiano dei Rosacroce a cui aderiva lo stesso Marchese di Palombara, che sormonta un cerchio di dimensioni ridotte posto alla base, che include l’oculus, il simbolo esoterico del sole e dell’oro. Sugli stipiti della porta, sono riprodotti i simboli legati ai pianeti e ai metalli a loro comunemente associati: Saturno e il piombo, Giove e lo stagno, Marte e il ferro, Venere e il rame, la Luna e l’argento, Mercurio e il mercurio. A ciascuna coppia è correlato un motto ermetico.

 

 

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