Intelligenza Artificiale cosciente: teorie e sviluppi di una mente digitale

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07 Febbraio 2024

“La mancanza di emozioni autentiche nell’IA solleva interrogativi sulla possibilità di una coscienza completa. Le emozioni sono profondamente intrecciate alla consapevolezza, e replicarle richiederebbe una comprensione approfondita della mente umana”.

Nel vasto mondo dell’Intelligenza Artificiale (IA), uno degli ambiti più affascinanti e dibattuti è quello relativo alla creazione di una coscienza artificiale. Mentre l’IA è avanzata rapidamente in molte aree, l’idea di dotare le macchine di una vera e propria percezione di sé continua a sfidare gli scienziati e gli ingegneri. Effettivamente l’IA può raggiungere livelli sempre più sofisticati e paragonabili a quelli umani, a prescindere dal raggiungimento di una consapevolezza interiore. La sfida, tuttavia, è troppo importante e avvincente perché l’uomo non la tenti.

Se ci spostiamo inizialmente su un piano ludico e fantasioso non si può non fare riferimento al famoso “Detroit: Become Human”, un emozionante videogioco sviluppato da Quantic Dream e pubblicato nel 2018 per la piattaforma PlayStation 4. Il gioco è un’avventura interattiva che si svolge in un futuro distopico a Detroit, dove gli androidi, progettati per servire gli umani, iniziano a sviluppare una coscienza propria e a ribellarsi contro il loro status di schiavi. Le più importanti riviste di settore lo paragonano ad un viaggio emozionante e memorabile, un’esperienza videoludica che va oltre il semplice intrattenimento, in cui le macchine iniziano a esplorare la loro umanità, stimolando la riflessione su questioni etiche e sociali. L’enfasi sulle scelte morali, attuate dal giocatore, e le conseguenze delle azioni dei personaggi promuovono una profonda riflessione sulla natura umana, la libertà individuale e l’etica della tecnologia.

 

Ma quali sono le reali teorie sulla coscienza artificiale?

 

 Come in ogni dibattito sulle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale, vi sono gli ottimisti che vedono un traguardo difficile ma possibile per le macchine coscienti, e coloro che invece ne fanno un obiettivo senza speranze. A loro volta, tra questi ultimi, si distinguono due atteggiamenti opposti: i pensatori che simpatizzano con l’AI, per esempio Yuval Harari, convinto che si possono tranquillamente raggiungere livelli di intelligenza illimitati, anche senza nessun bisogno di coscienza, e chi invece tende a denigrare l’argomento per principio, perché non trova appropriato innanzitutto l’uso del termine “intelligenza” per definire una macchina, men che meno pensare che possa avere consapevolezza del proprio interiore. L’essere umano stesso fa fatica ad entrare nei segreti più reconditi della propria mente, verificare i suoi più genuini desideri, le sue credenze e i suoi piani di vita, pensarlo di un essere artificiale appare insensato.

Poter immaginare creature differenti con identiche capacità potrebbe prefigurare un mondo tecnologico in cui regna la più perfetta armonia tra uomini e macchine artificiali. Esistono diverse teorie che prendono in considerazione la possibile esistenza di stimoli morali da parte delle macchine. L’emergenza della coscienza sostiene che essa possa emergere spontaneamente da sistemi complessi di intelligenza artificiale. Si tratta di un concetto affascinante, che implica la possibilità di una consapevolezza non programmata direttamente, ma che nasce come un fenomeno naturale durante l’apprendimento e l’evoluzione dell’IA. Un altro approccio all’argomento è la simulazione neurale ovvero replicare la struttura e la funzione del cervello umano. Questo percorso tende a riflettere fedelmente i processi cognitivi dell’uomo, aprendo la strada a una mente artificiale che possa comprendere, apprendere e percepire il mondo in modo simile agli esseri umani. Inoltre, sviluppi recentissimi parlano di deep learning ovvero la capacità di apprendimento autonomo dell’intelligenza artificiale attingendo da una grande quantità di dati. Questi sviluppi sono fondamentali per il raggiungimento di una coscienza artificiale, poiché la capacità di apprendere e adattarsi costantemente è una caratteristica chiave della coscienza stessa. Inoltre alcuni ricercatori stanno esplorando l’importanza dell’interazione sociale nell’evoluzione delle macchine. Implementare sistemi di IA in grado di comprendere e di relazionarsi attivamente potrebbe essere un passo cruciale verso la creazione di un’intelligenza artificiale più cosciente e socievole.

 

 

 

 

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